La Pasqua dei barcari

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“Chi affronta il fiume le prime volte ne resta affascinato… l’arte e la voglia di apprendere fa il resto.”

“I Mestieri d’acqua”, Claudio Grandis in Navigazione Fluviale e vie d’acqua

Questa citazione, tratta da “Navigazione fluviale e vie d’acqua”, ci dimostra che i barcari, saliti a bordo di una barca, inizialmente sono estasiati dal mondo che vengono a scoprire, poi vengono coinvolti in un vortice di curiosità e sete di conoscenza che li induce a non scendere più, scoprendo anche le dure mansioni ed i sacrifici che implica questo lavoro.

Uno dei sacrifici dettati dal lavoro del barcaro è proprio la continuità di questa mansione adattata agli agenti atmosferici: “le ore di lavoro sono fissate dal calendario delle stagioni, dagli umori del tempo, dalla durata dei noli e dalla disponibilità di acqua e vento”.

Ciò implica a dover rimanere lontano da casa per molto tempo (anche mesi), e quindi molto spesso a non festeggiare le festività in famiglia.

Dunque, non sempre era possibile per i barcari festeggiare la Pasqua, e sicuramente non era celebrata con grandi pranzi in famiglia o con pic nic tra amici come siamo soliti oggi.

il desiderio di tornare a casa e riabbracciare la moglie o le figlie era sempre grande, ma con le belle giornate estive i barcari si permettevano di far salire a bordo anche il resto della famiglia e quindi passare un po’ di tempo anche con moglie e figlie.

Bibliografia:

Navigazione fluviale e vie d’acqua, a cura di Civiltà dell’acqua, Museo della Navigazione Fluviale – Centro Civiltà dell’Acqua Onlus, 2012


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