Le trattative tra cavallanti e barcari

Pubblicato da Museo della Navigazione Fluviale Battaglia terme - Padova il

Vulìo el cavalo?” (Volete il cavallo?) e noi “Quanti schei voto?” (Quanti soldi vuoi?) e lì iniziava la trattativa, tra le 15 e le 20 lire.

Mi ricordo in particolare il modo di trattare che aveva la Ida Mata, cioè la Ida Bisgalia: chiedeva subito da mangiare e da fumare, sigaretta o sigaro sempre in bocca, intercalando le richieste nella trattativa con qualche imprecazione. Se nella trattativa il barcaro riusciva a risparmiare qualche lira, la Ida aggiungeva: “Però a-t’o-m dà na cartina da sigareta, un fià d’tabaco e on bosslà d’pan” (Però mi dai una cartina da sigaretta, un po’ di tabacco e una ciambella di pane).

C’erano sempre i fornai la mattina presto in bacino a rifornirci di pane. Risparmiare due o tre franchi per il barcaro non era poco, se penso che con 8-10 franchi facevo la spesa per la barca per il mangiare di due-tre persone per 5-6 giorni di navigazione: “a compravo on fià d’pan, qualche salameto da tajare, on toco d’grasso e on poco d’ciciòle” (Comperavo un po’ di pane, qualche salamino da tagliare, un pezzo di grasso e un po’ di ciccioli). In barca ci portavamo cibo da dividere anche con i cavallanti; in genere era pancetta, aringhe, sardele salà, baccalà, pasta, riso, fagioli e polenta. Alle osterie si comprava il vino o si faceva un po’ di bevanda con acqua e aceto”.

Interviene Vicentini “T’ricordito, Gino, l’aqua dl’Adze? Lai iera sempre mei” (Ti ricordi, Gino, l’acqua dell’Adige? Era sempre migliore).

Tratto dall’intervista con Gino Gregnanin e Savio Vicentini, nel libro “I barcari raccontano i cavallanti” di Marina Bovolenta in vendita presso il Museo.


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