25 marzo: antica Sagra del Pigozzo, sul Canale Battaglia

L’Oratorio di Santa Maria, più noto col nome di “Chiesetta del Pigozzo” nel territorio comunale di Due Carrare, al confine con Battaglia Terme, di fronte al Catajo, è situata pressoché sopra l’antica botte idraulica, detta del Pigozzo. L’edificio religioso, aperto in occasione della celebrazione dell’Annunciazione della maternità alla beata vergine Maria, è ciò che rimane di una chiesa del 1736, demolita alla fine degli anni Venti del secolo scorso. La chiesa fu dedicata alla Beata Vergine Maria poiché, si narra, proprio qui avvenne una sua apparizione: una donna, intenta a lavare i panni nell’acqua del fiume, fu attirata dal rumore di un picchio (pigozzo in dialetto veneto) e, voltandosi, vide apparire la Beata Vergine Maria . Il culto della “Santa Maria del Pigozzo” è anche stato alimentato dai barcari che ne invocavano la protezione.

La “botte del Pigozzo” è un manufatto idraulico, realizzato scavando un costone di roccia, sporgente la pianura, all’epoca della costruzione del canale pensile Battaglia, per far transitare le acque di scolo dai colli, dalla sinistra idraulica alla destra, all’altezza dell’attuale Castello del Catajo (Ca’ Tajo = Casa sul taglio). E’ stato uno stratagemma pensato per evitare la formazione di paludi, causate dallo sbarramento degli argini del canale Battaglia, raccogliendo così le acque nel canale Rialto che prosegue verso il canale Vigenzone, dove si immette all’altezza della Pontara dell’Ortazzo, davanti al Museo della Navigazione Fluviale.

Il 25 Marzo, giorno dell’Annunciazione, sul sagrato della chiesetta e sull’aia di una fattoria vicina, si tiene la Sagra del Pigozzo, festa tradizionale in onore della Madonna del Pigozzo. Purtroppo, a causa della pandemia da Covid-19, nel 2020 e 2021 non è stato possibile organizzare l’evento.

E’ una festa ove non veniva toccato solo l’aspetto religioso, celebrando messe pomeridiane e serali presso la chiesetta, ma che coinvolge soprattutto gli abitanti della zona nella voglia di festeggiare l’arrivo della primavera, facendo una sana passeggiata con la propria famiglia lungo gli argini sino alla chiesetta, addobbata a festa. E’ usanza preparare panini, uova sode, fave, accompagnandoli dal vino di produzione locale. Per i più piccoli, c’è il caratteristico dolce “tiramolà”, prodotto artigianalmente usando pochi e semplici ingredienti: zucchero filato, melasso e coloranti naturali, impastandoli e formando delle lunghe strisce. Immancabili sono i “cuchi”, fischietti a forma di uccelletti di terracotta vivacemente colorati, il cui artigiano, detto “cucaro”, li forgia in modo da poter riprodurre, soffiandoci dentro, un suono simile al verso del cuculo. Un tempo i barcari e le loro famiglie partecipavano entusiasti, arrivando in barca, accostate, formando dei ponti galleggianti per favorire il passaggio da una sponda all’altra.

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